Gli attacchi con droni ucraini hanno provocato una vera e propria crisi del carburante nella Crimea occupata dalla Russia, con le autorità che hanno sospeso tutte le vendite pubbliche di benzina e scatenato scene di panico mentre turisti e residenti russi cercano disperatamente di lasciare la penisola.

In una drammatica escalation, il governatore della Crimea Sergej Aksënov ha annunciato domenica (21 giugno) che le stazioni di servizio avrebbero smesso di rifornire completamente civili e imprese, riservando le scorte limitate esclusivamente ai servizi di emergenza e alle forze di sicurezza. La decisione è arrivata dopo attacchi ucraini che hanno causato almeno quattro morti nella penisola e uno su un traghetto nelle vicinanze, danneggiando inoltre importanti rotte di rifornimento, linee elettriche e infrastrutture petrolifere.

I social media sono stati invasi da video che mostrano lunghe code ai distributori di carburante, treni esauriti, ingorghi sul Ponte di Crimea e cittadini russi frustrati che affermano di essere bloccati. “Perché sono qui? Voglio tornare a Mosca!”, ha urlato un turista in un video diventato ampiamente condiviso. I collegamenti via traghetto attraverso lo Stretto di Kerč sono stati sospesi e gli orari ferroviari sono crollati nel caos.

La Russia limita la vendita di carburante in Crimea a causa dei ripetuti attacchi ucraini

La logistica sotto assedio

Kyiv ha intensificato la propria campagna per isolare la Crimea, colpendo sistematicamente camion di carburante, linee ferroviarie, depositi petroliferi e traghetti che collegano la penisola alla Russia continentale. Gli attacchi hanno creato carenze proprio all’inizio della stagione turistica estiva, trasformando quella che Mosca aveva definito una sicura “fortezza russa” in ciò che gli abitanti descrivono come “un’isola circondata dalla guerra”.

Sebbene la Russia sostenga di aver abbattuto centinaia di droni durante la notte, i ripetuti attacchi contro le arterie logistiche fondamentali mostrano la crescente capacità dell’Ucraina di interrompere i rifornimenti in profondità nelle retrovie russe.

La Crimea non sta ancora cadendo militarmente: le forze russe continuano a controllare il territorio. Tuttavia, la combinazione di razionamento del carburante, danni alle infrastrutture, panico tra i civili e tentativi falliti di evacuazione di massa restituisce l’immagine di una regione sottoposta a una pressione crescente. La presa di Mosca sul suo più importante bottino territoriale dal 2014 appare sempre più fragile.

La Russia ha occupato e annesso illegalmente la Crimea nel 2014 e continua a considerare la penisola il proprio principale asset strategico nel Mar Nero, sede della Flotta del Mar Nero e simbolo centrale della propria espansione territoriale. Tuttavia, la Flotta russa del Mar Nero è stata in gran parte distrutta o costretta a evacuare le sue principali basi dopo una serie di attacchi ucraini estremamente efficaci – un risultato straordinario ottenuto da un Paese che all’inizio della guerra disponeva praticamente di una marina militare inesistente.

L’Ucraina sta inoltre aumentando la pressione sulla Russia lanciando attacchi con droni a lungo raggio sempre più audaci contro raffinerie petrolifere situate in profondità nel territorio russo, comprese strutture nella regione di Mosca, interrompendo la produzione di carburante ed evidenziando le vulnerabilità lontano dalle linee del fronte.

Sebbene questa strategia dovrebbe, in teoria, spingere il presidente Vladimir Putin verso negoziati per porre fine a una guerra costosa, le considerazioni politiche interne – soprattutto la necessità di evitare qualsiasi percezione di debolezza o capitolazione – rendono un simile cambiamento di rotta altamente improbabile nel prossimo futuro.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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